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Quando arrivo al San Giors succede un piccolo prodigio: divento felice. Se lo sono già, la contentezza aumenta, se non lo sono qualcosa si smuove all'istante. Credo dipenda da Giancarlo e sua moglie Mariola, che mi fanno sentire a casa; o dal parquet, scricchiola e mi ricorda certi locali parigini; o dal numero di stanza che mi capiterà: la 15 con il suo cielo cobalto e la sua atmosfera sospesa? O la 26 con le sue foglie variopinte? O la 27 con le bandiere? O forse la 28, con le sue luci appese. Ogni tanto spero sia la Punto Interrogativo, dove i miei sensi si confondono e finalmente si rilassano. Qualunque mi capiti, sarò in un altro mondo. Comodo, di immaginazione, d'infanzia e d'eleganza, comunque straordinario. E basta scendere al piano di sotto, per una cena da presidio Slow Food, magari ascoltando jazz dal vivo, o rimanere al banco dove Giancarlo serve uno dei suoi vini chiacchierando di arte e di una Torino che c'è ancora. Non dimenticate due piccole cose, straordinarie: la colazione, gustosissima, e la connessione wifi, efficiente. Insomma, il Sang Giors è più che casa.

Marco Missiroli
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